10/02/2010
Testa o pancia?
Qualcuno accusa Di Pietro di aver svolto finora una opposizione “di pancia” e di volerla rinnegare adesso in quanto “sterile”…
Io non mi sono accorto francamente che Di Pietro abbia mai rinnegato quanto fatto finora, ma soprattutto per quale motivo definire “di pancia” la richiesta di giustizia uguale per tutti? E’ forse un cedimento all’”istinto” il fatto di pretendere che gente come come Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino, Previti siano giudicati? Siamo esagerati a chiedere tanto? A non essere benevoli, a non comprendere le ragioni (sacrosante evidentemente) di chi fa politica?
A me non pare che l’espressione “di pancia” sia corretta. A me pare si tratti di “etica”, di “valori” (appunto). La pancia non c’entra nulla. Non abitano lì il senso morale, l’onestà e la dignità.
Se proprio dobbiamo cercare una parte del corpo per descrivere un certo modo di far politica, beh…non dobbiamo far molta fatica.
00:15
Scritto da : lika-i
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09/02/2010
Scusa ma...ti levi dai coglioni?
Sono stufo di libri da quattro soldi che riempiono le nostre librerie. Trame melense che parlano di stupidaggini adolescenziali di per sé improbabili, ma che si propagano e diventano modello culturale grazie al fatto di essere facili facili. Oppure improbabili epopee tipo il faraone (ve lo ricordate quando inondava le nostre librerie? Qualcuno se ne ricorda ora? E chi ha perso tempo per leggerli è contento del fatto che il fenomeno sia passato?). E sono stufo anche di filmettini di quelli che se ne fanno due in mezz’ora, con dialoghi sentiti migliaia di volte ma non perché la gente parli così bensì perché dopo aver visto il filmettino per un po’ tutti parlano così. Poi si dimenticano e cominciano a parlare come il nuovo filmettino, e quindi c’è bisogno di un filmettino ogni mese e mezzo sennò la gente no sa più come parlare…Basta!
E non è che io voglia impedire di fare i filmettini o di guardarli. Per carità. Voglio solo esorcizzare a vantaggio dei miei figli il mostro di pubblicità che ci sommerge ogni volta che viene fuori un “prodotto” così. Di conseguenza, quando mi imbatto nel mostro lo abbatto dicendo appunto “scusa ma: ti levi dai coglioni?” Sembra una banalità, ma funziona: i ragazzi smettono di credere che si tratti di qualcosa che vale e non chiedono più. Per il resto, basta offrire loro dei contenuti alternativi: “che ne dite di vedere Caravaggio?”…
12:11
Scritto da : lika-i
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Umiliazioni
Un giornalista di Panorama recentemente è andato a intervistare Roberto Saviano con l’intento malcelato di farci credere che Saviano sia uomo vicino a questo governo e soprattutto di parlare di Berlusconi più che dei temi cari a Saviano.
Come si sarà comportato il buon Saviano?
Vediamo.
Intanto è degna di menzione l’apertura dell’articolo, prima dell’intervista, degna di un comico di professione: “Con un premier sporcato dal sangue, un matto in mezzo e l’Italia che ancora un volta si divide (…) Panorama incontra un Roberto Saviano sinceramente scosso per tutto quello che accade in questo finale d’anno…”. Ma no! Povero Saviano, che come le suore di clausura prega in silenzio e soffre per tutti i mali che affliggono il mondo, tra i quali spicca naturalmente l’odio per il premier! Se riusciamo a riprenderci dalle risate possiamo continuare con l’articolo. Saviano manda in visibilio il giornalista dicendo che Maroni è uno dei migliori ministri dell’interno, ma è come un cavallo di Troia, perché subito dopo aggiunge che il fatto che si sequestrino beni alla Camorra significa che il sistema economico camorristico non è stato affatto aggredito. Per non dire del fatto che ogni operazione di confisca dei beni viene mediaticamente reclamizzata tre volte: quando i beni vengono congelati, quando si fa la richiesta di sequestro e quando il sequestro viene effettuato. Dovrebbe essere un duro colpo, ma basta glissare e andare avanti. Così Saviano tira un colpo ulteriore: occorrerebbe infatti “togliere ai mafiosi il rito abbreviato, inserito con la menzogna di velocizzare i processi.” Chissà perché ma questo penso sia un tantino difficoltoso per uno come Berlusconi, nonostante il sant’uomo abbia dimostrato che se vuole può approvare una legge in men che non si dica e magari stando nel frattempo su un piede solo!
Ma andiamo avanti: il giornalista sfiora il ridicolo quando afferma che che Berlusconi ha fatto più di ogni altro contro la criminalità organizzata (chissà perché continua a parlare di Berlusconi) e Saviano lo infila: “non è soltanto guardando i numeri o a determiante scelte che si possono stabilire il merito o l’impegno complessivo di un governo. (…)” Poi ricorda che Falcone fu chiamato da Martelli, durante un governo Andreotti e in un momento in cui ci furono le uccisioni di Libero Grassi e Salvo Lima. Ma lui non demorde, non ha capito ancora. Bisogna essere più espliciti: “Intendo dire che non è questo un governo con la priorità antimafia, tutt’altro.” Capito?
Evidentemente no, se poco dopo si torna a parlare di Lui: “Una domanda sottovoce: Berlusconi è colluso con la criminalità”? Saviano lo brucia, proprio su quel “sottovoce” rivelatore: “Rispondo a voce normalissima. Ci sono stati inchieste e processi che hanno fatto il loro corso. E spero che potrà essere così ancora adesso.” A questo punto dovrebbe essere il pudore a suggerire di procedere diversamente, lasciando da parte Berlusconi e parlando di ciò che sta a cuore realmente a Saviano. Ma il giornalista deve aver accusato il colpo e evidentemente gli brucia un poco se è vero che poco dopo accusa Saviano di aver partecipato a “una somarata quale la ‘difesa della Costituzione’’” che per il giornalista sono “sparate” che andrebbero lasciate a Fabio Fazio. E qui bisogna fare attenzione: innanzitutto Saviano sgombra il campo sulla serietà di Fabio Fazio (“dico soltanto che gli sono amico e quindi con lui farei volentieri ciò che lei definisce “sparate””), ma non è tutto perché Saviano riesce a salvare la cultura di destra (Junger, Céline, Schmitt) proprio da quelli che l’hanno sempre o ignorata allegramente oppure compresa malissimo, esattamente come il giornalista che fa mostra di conoscere Evola ma che si fa infilare ancora una volta da Saviano: “Come scrittore è lì che mi sono formato, ma questo non significa che oggi mi senta in contraddizione se difendo la Costituzione”. Per tutti noi che abbiamo meditato a lungo su autori come Schmitt e soprattutto che abbiamo amato (nel senso più pieno del termine!) autori come Céline è una grande vittoria. Ha strappato quei nomi alla mediocrità di chi se ne è servito finora probabilmente senza nemmeno averli letti. E poi arriva il colpo di grazia “So che a lei la parola democrazia fa venire l’orticaria, ma per ora è anche il meglio che abbiamo prodotto.”
Dopo aver messo al tappeto l’interlocutore Saviano quasi infierisce: “non posso che correre il rischio di essere confuso con i firmaioli d’appello. Non temo di schierarmi su una determinata questione”.
Sembra perfino eccessivo: “in alcuni tg non metterei piede: non perché hanno direttori con certe idee politiche, no; solo perché ottundono, coprono, non lasciano spazio al racconto della realtà, fanno il lavoro di ufficio stampa governativo. Perché fanno pessimo giornalismo, in breve.” La grandezza di questo passo sta nel fatto che pur non avendo fatto nomi Saviano è riuscito a far capire a tutti di chi parlasse.
Da questo momento in poi il giornalista è in completa confusione, arriva a chiedere “se solo lei dicesse: è vero, questo è il governo che più di tutti ha fatto [che palle, co ‘sto governo n.d.r.] contro la criminalità organizzata. Che cosa accadrebbe?” Evidentemente, dopo il cavallo di Troia, ossia l’elogio di Maroni, crede che ci possa ancora essere spazio per il goal della bandiera. Ma Saviano è spietato: “Lo direi, se fosse vero, e non avrei alcun problema”.
Povero giornalista. Quasi quasi gli diamo un consiglio: rilegga (con molta attenzione) Julius Evola e pratichi un po’ di yoga della potenza. Non può che fargli bene. E lasci stare Fazio: nell’attaccarlo così dimostra solo una gigantesca dose di invidia, dato che se Condoleeza Rice è andata a farsi intervistare da Fazio e non da Panorama una (ottima) ragione ci sarà pure, o no?
05:52
Scritto da : lika-i
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08/02/2010
Maghi, maghetti, magheggi
In un veccho numero di Panorama trovo un “reportage” sui maghi in Italia. Il giornalista si è finto uno di essi e ha provato a prestare lavoro presso un call center che vende informazioni riservate sul futuro dei clienti. Racconta di aver ingannato donne ansiose di rimanere incinta, uomini in preda al delirio di sapere quando verranno incassate certe somme, ecc..
Quello che non ha detto il giornalista è che la presenza dei maghi è connaturata al nostro sistema “businesslatrico”: che senso ha infatti lamentrasi di chi ci dice che diventeremo felici se poi non si impedisce a un venditore di detersivi di dire esattamente la stessa cosa? Per quale dannata ragione dovremmo pensare che non si può ingannare una persona sul suo futuro quando il meccanismo della pubblicità fa questa cosa ogni giorno e in cento modi diversi? Dopotutto anche la vendita di informazioni sul futuro è business. E allora, perché limitarlo? Se è vero che abitiamo nella casa delle libertà per quale motivo non dovrei essere padrone di rivolgermi a un mago? Si noti che in questo caso non è la libertà del “mago” di esercitare la professione a essere in gioco, ma la libertà MIA di rivolgermi a lui per sentirmi più tranquillo. Dopotutto, se le anziane signore comprano creme che non servono a nulla per sentirsi più belle e più giovani per quale motivo non dovrei rivolgermi a qualcuno che mi racconta minchiate per sentirmi più felice? Se dobbiamo impedire che si approfitti della credulità perché non cominciamo dai detersivi? Dalle acque che fanno dimagrire? Dai prosciutti che regalano la felicità? Dalle merendine per bambini?
E poi: siamo sicuri che si tratta di imbonitori? Non siamo forse nel Paese del miracolo di San Gennaro? Di Padre Pio? Dei pellegrinaggi a Lourdes? Dei mille miracoli? A proposito: è necessario documentare un certo numero di miracoli prima di santifiare qualcuno, se pensiamo a quanti nuovi santi circolano ogni anno che passa…
19:49
Scritto da : lika-i
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Pedemontana
Pensate che cosa ha riesumato la destra che ha paura di perdere persino in Lombardia (coda di paglia?): la pedemontana!
Ma no… erano anni e anni che non se ne parlava più e invece magicamente adesso puffff! Tutti lì a mettere la prima pietra. E’ un’opera che farà risparmiare ai bergamaschi mezz’ora ogni volta che andranno o torneranno da Malpensa. La mitica Malpensa!!! Ma ve lo ricordate Formigoni quanto gongolava su Malpensa? Sembrava un bambino che assaggia la play-station per la prima volta. E adesso? Malpensa è una bellissima cattedrale nel deserto, disertata da tutti e soprattutto dai passeggeri, dopo il flop dell’alitalia e un salasso per le casse pubbliche. E loro? Insistono. C’è la pedemontana da realizzare! Come no!
Un tempo mi sarei perfino incazzato per l’arroganza con cui ci raccontano certe cose pensando che siamo cretini. Oggi mi diverto. Non vivo in lombardia e non frequento malpensa, di conseguenza se ai lombardi piace così, mi divertirò ancora di più a vederli pagare di tasca loro, ogni giorno, quelle stupidaggini elettorali, raccontate senza pudore, a una platea che si beve tutto e dopo due giorni dimentica.
09:46
Scritto da : lika-i
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07/02/2010
Sindacato (2/2)
C’entra nella misura in cui dopo averlo delegittimato sul piano culturale (anche per colpa sua in parte) lo si è stroncato semplicemente consentendo il precariato ad libitum: se il datore di lavoro può assumere precari come e quando vuole e per tutto il tempo che vuole è ovvio che sceglierà dipendenti non sindacalizzati. Con l’ovvio risultato di stroncare qualsiasi forma di sindacalismo “tradizionale”.
Io però credo sia giunto il momento di dar vita a una nuova forma di sindacalismo, più agile e snella e fondata su due pilastri:
1- AGIRE sui CONSUMI: il sindacato deve non solo organizzare i “lavoratori”, ma deve riuscire anche a orientare i “consumatori”, che poi sono le stesse persone dopo che hanno smesso i panni del lavoratore e vanno in giro a esercitare la loro sana sovranità di “spender”: se la mia spesa è consapevole perché sono un attore del mercato consapevole allora anche altri attori del mercato saranno pressoché obbligati a esserlo. I meccanismi sono i medesimi del liberismo economico, con l’aggiunta di una consapevolezza che è proprio il sindacato a mettere in campo. Naturalmente per fare questo occorre essere credibili e coerenti, e su questo vedo bene la CGIL e un po’ meno bene gli altri, ma forse sono prevenuto.
2- AGIRE sulle REGOLE non tanto nel momento di contrattarle perché si è visto che il sindacato è debole su questo, quanto nel momento di esigerle davanti a un giudice: occorre che il sindacato sia soprattutto un pool di avvocati, agguerriti e tenaci nel difendere i diritti dei lavoratori. Su quest’ultimo punto non vedo bene nessun sindacato, neanche la CGIL, e forse questa è una delle cause della debolezza del sindacato: se chiedete a un qualsiasi eiscrito per quale motivo ha preso la tessere, nove volte su dieci vi risponderà che lo ha fatto per sentirsi tutelato, protetto. Ma se poi questa tutela e questa protezione non arrivano?
20:42
Scritto da : lika-i
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Sindacato (1/2)
Ci si interroga sulla sua debolezza, ma è una debolezza che ha radici antiche. Culturalmente la guerra al sindacato è nata negli anni ’80 del boom craxiano. I sindacati erano il vecchio che resisteva al nuovo, il vecchio era la tutela del lavoro e il nuovo era l’imprenditorismo gasato e sbruffone.
Solo che allora una parte di ragione c’era in questo voler combattere una visione vecchia della difesa del lavoratore: i sindacati all’epoca difesero la scala mobile, che era una delle invenzioni più tragiche in materia di lavoro, sostanzialmente controproducente. E così persero la battaglia, trionfò l’imprenditorismo d’assalto, quello che si giustifica da solo quando non rispetta le regole in quanto dà lavoro e dunque tutto gli è permesso. Quello che alla fine si è impadronito anche della politica.
Sarebbe bastato difendere il potere d’acquisto dei lavoratori con le stesse armi del liberismo: non mi paghi abbastanza? Non compro quanto tu vorresti. Aumenti i prezzi? Io compro di meno. E così via. Opportunamente gestita questa forma di tutela, ancorché sacrificante poiché impone di rinunciare ai consumi, avrebbe fatto sviluppare un capitalismo più equilibrato e un consumismo meno sfrenato, un lavoro più tutelato e un maggior rispetto per le regole.
Invece abbiamo preferito tutelare in maniera poco lungimirante la corsa al supermercato di tutti e abbiamo fatto la stessa fine dei drogati, cui la prima dose viene offerta gratis perché poi subentra l’assuefazione e la crisi d’astinenza.
Ora però sta succedendo che piano piano ci stiamo disintossicando. Sempre più chiara è la completa inutilità della maggior parte di cose che comperiamo e sempre più facilmente rinunciamo a cose che ci riempiono casa e basta. Il risultato è che se prima si cambiava il paniere ISTAT per nascondere un’inflazione favorita dai mancati controlli in occasione dell’euro, adesso si modifica il paniere per nascondere che di fatto siamo in deflazione. Non ci credete?
Fatevi un giro al supermercato: fino all’anno scorso era quasi impossibile trovare l’olioextravergine a meno di quattro euro il litro. ADESSO LO SI TROVA REGOLAEMRNTE. Stesso discorso per numerosi altri prodotti, dal caffè alla pasta. Di fatto il lavoratore si riprende ciò che gli era stato tolto e se saprà resistere alle sirene dell’”ottimismo” che ti fa spender soldi, sarà ancora meglio. E’ questa la ragione per cui si continua a nascondere il dato deflattivo e si continua a predicare che la crisi è finita salvo poi constatare ogni giorno che non è proprio così. Del resto: ogni disoccupato in più (e purtroppo aumentano come non mai) significa ancora meno consumi, e soprattutto meno consumi “di marca”.
Ma tutto questo cosa c’entra con il sindacato?
06/02/2010
Morgan
Sniffa la coca
viene escluso da sanremo (azz)
poi va da Bruno Vespa (un suicidio per una rockstar)
viene riammesso a Sanremo (ari azz…)
ma la musica?
Dov’è la musica?
Ha mai fatto “musica” Morgan?
12:45
Scritto da : lika-i
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Scuola
Tagliano le scuole, gli indirizzi, le ore, tagliano tutto.
Noi uomini di sinistra siamo in grado mediamente di sopperire alle nuove future carenze e insegnare ai nostri figli quello che non faranno in tempo a sentire in aula, ma gli spettatori del grande fratello? Saranno in grado costoro di sopperire alle carenze della scuola pubblica? Chi pagherà questa riforma?
00:43
Scritto da : lika-i
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05/02/2010
Esproprio
Marchionne ha tirato un bel siluro a Berlusconi: “non ci occorrono gli incentivi, ma una seria politica industriale”: se io fossi Scaiola mi metterei una pietra al collo perché queste parole dette dall’uomo del maglioncino sono una specie di epitaffio. Ricordiamoci che la Fiat è sempre stata “governativa”, un po’ perché nessuna fiat vive senza governo e un altro po’ perché nessun governo vive (bene) senza la Fiat. Io però penso che la Fiat la debba smettere di campare di aiuti di stato. Se fossi un consigliere di Berlusconi gli suggerirei che le parole di Marchionne sono un bluff: gli aiuti le servono, eccome. Per il semplice fatto che le auto Fiat non sono competittive e hanno bisogno disperatamente di quel trenta per cento di un mercato ricco come quello italiano. Se finiscono gli incentivi, secondo me, finisce anche la Fiat. E allora che si fa? Tutti a casa? No di certo, la nostra Costituzione consente l’esproprio quando vi sono ragioni che trascendono l’intreresse particolare. Ebbene io penso che questo sia proprio ilcaso di far valere questi interessi superiori: si espropriano gli impianti Fiat, si continua a dare lavoro e si mettono all’asta: qualcuno interessato a comprarli c’è. Questo gesto renderebbe fortissimo il governo (anche per il futuro), e darebbe al mondo un segnale di forza sia per quanto riguarda la civiltà (=i lavortatori hanno una dignità e non sono solo consumatori), sia per quanto riguarda l’indirizzo economico dei prossimi anni (=se manca la dignità dei lavoratori cessano di esistere anche i consumatori).
12:41
Scritto da : lika-i
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PIGS (on the wings)
La Cina ha comperato la Grecia. La Spagna è in vendita (e con lei il Portogallo). Speriamo che non tocchi a noi.
Certo: negli anni ’80, quando la Lady Thatcher massacrava il sindacato nessuno avrebbe pensato che la bolletta sarebbe arrivata dopo oltre trent’anni. Eppure era prevedibile: tagliare salari e sicurezza può forse far diminuire i costi, ma alla lunga deprime i consumi. Puoi tamponare momentaneamente con la pubblicità, con le carte di credito, con il prendi oggi paghi domani, ma prima o poi il pagamento devi farlo e dunque si deve tirare la cinghia. Ma tirare la cinghia significa mandare a gambe all’aria la stessa industria che prima si era arricchita sulle spalle dei lavoratori.
00:36
Scritto da : lika-i
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04/02/2010
Esproprio
Marchionne ha tirato un bel siluro a Berlusconi: “non ci occorrono gli incentivi, ma una seria politica industriale”: se io fossi Scaiola mi metterei una pietra al collo perché queste parole dette dall’uomo del maglioncino sono una specie di epitaffio. Ricordiamoci che la Fiat è sempre stata “governativa”, un po’ perché nessuna fiat vive senza governo e un altro po’ perché nessun governo vive (bene) senza la Fiat. Io però penso che la Fiat la debba smettere di campare di aiuti di stato. Se fossi un consigliere di Berlusconi gli suggerirei che le parole di Marchionne sono un bluff: gli aiuti le servono, eccome. Per il semplice fatto che le auto Fiat non sono competittive e hanno bisogno disperatamente di quel trenta per cento di un mercato ricco come quello italiano. Se finiscono gli incentivi, secondo me, finisce anche la Fiat. E allora che si fa? Tutti a casa? No di certo, la nostra Costituzione consente l’esproprio quando vi sono ragioni che trascendono l’intreresse particolare. Ebbene io penso che questo sia proprio ilcaso di far valere questi interessi superiori: si espropriano gli impianti Fiat, si continua a dare lavoro e si mettono all’asta: qualcuno interessato a comprarli c’è. Questo gesto renderebbe fortissimo il governo (anche per il futuro), e darebbe al mondo un segnale di forza sia per quanto riguarda la civiltà (=i lavortatori hanno una dignità e non sono solo consumatori), sia per quanto riguarda l’indirizzo economico dei prossimi anni (=se manca la dignità dei lavoratori cessano di esistere anche i consumatori).
19:40
Scritto da : lika-i
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Pendolari
Ho assistito a una forma di ribellione davvero simpatica stamane in treno: un pendolare buontempone (un ragazzo coi dreadlocks) quando si è avvicinato il controllore e gli ha chiesto il biglietto ha cominciato a gracchiare “Attenzione! Si-informano-i-signori-controllori-che-il-biglietto del treno proveniente da….Arona-e-diretto-a….Alassio-verrà-esibito-con-circa-15-minuti di ritardo. Ci scusiamo per il disagio e invitiamo i controllori a farsi un giro e ripassare più tardi.”
La scena è stata esilarante perché il controllore era basito mentre noialtri sghignazzavamo come matti. Mi è dispiaciuto non poter assistere al resto della sceneggiata perché nel frattempo ero giunto a destinazione, ma confesso che ho avuto la tentazione di sbagliare fermata…
12:28
Scritto da : lika-i
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Impediti (legittimi, si capisce)
Tutti in riga per assistere gli impediti! Pazienza se la gente perde il lavoro: la nazione ha le sue priorità!.
Nel frattempo ci crogioliamo allo spettacolo dell’UdC.
Come sisa l’UdC è un partito votato agli altissimi principi morali che guidano da sempre la nostra civiltà: onestà, semi-castità, Obbedienza. Di conseguenza si è astenuta sugli impediti, nonostante fosse stata da sempre paladina di quelli che potremmo anche definire “diversamente onesti”.
Come mai?
Sarà mica stato il pizzicotto (sulla guancia, si capisce) che la destra ha dato in Puglia alla Poli Bortone??
00:22
Scritto da : lika-i
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03/02/2010
Meraviglia
La cosa che mi meraviglia di più nella vicenda Fiat è che non siano gli stessi industriali a mettere le mani addosso a Bombassey (metaforicamente si intende!) quando dice che gli incentivi sono stati dati ai consumatori e non alla Fiat (come quando Berlusconi dice che il processo breve serve “a tutti gli italiani”). Balle! Dare incentivi all’auto significa incoraggiare le famiglie a indebitarsi per comprare l’auto (“prima che gli incentivi finiscano”…) ma poi quando ci sono le rate da pagare cosa si fa? Si tagliano le altre spese: le pizze, le scarpe, i vestiti, gli elettrodomestici ecc… Alla fine pagano non solo i consumatori che si sono lasciati convncere a comprare l’auto un anno prima del previsto pensando di risparmiare ma anche gli stessi produttori di cose diverse dall’auto.
A proposito: secondo voi in che settore indistriale opera l'imprenditore Bombassey?
00:10
Scritto da : lika-i
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02/02/2010
Faccia tosta
Ho sentito Bombassey commentare (minimizzandola) un’iniziativa di boicottaggio della Fiat lanciata dai giovani di destra. Per la verità minimizzava un po’ troppo per essere credibile, tanto più che era intervenuto il giornale di casa con un articolo sull’argomento, che è un po’ troppo per un’iniziativa che si vorrebbe senza importanza.
Ma il bello è venuto quando ha incoraggiato i consumatori a essere nazionalisti e privilegiare i prodotti italiani….Ci vuol davvero fegato per dire una cosa del genere: sarebbelaFiatil prodotto italiano? La Fiat che afferma di non essere un ente assistenziale? E dovremmo esserlo noi al suo posto? Noi dobbiamo scegliere il prodotto italiano ma la Fiat va a scgliere la manodopera in Polonia, Brasile, Russia, India, e ora anche in america? E quale sarebbe poi il prodotto “italiano” la 500 fatta in Polonia?
Io mi meraviglio di come ancora ci sia qualcuno disposto a parlare con questa gente (Bonanni, tanto per capirci): quando c’era da fare il pieno di incentivi (“mùvete, mùvete”) andava tutto bene, ora che le vendite sono crollate volete chiudere gli stabilimenti? Ma non lo sapevate prima che incentivare significa anticipare l’acquisto? Pensavate che l’incentivo ci abituasse a comprare una macchina al mese? O ignoravate che a gennaio ci sarebbe stato il tracollo? E l’anima bella di Bonanni si meraviglia persino dei pesci in faccia che riceve da Fiat, come se non fosse scontato che a comportarsiinun certo modo si finisce sempre così! La Fiat ha fatto del resto la stessa cosa che hanno fatto le banche: incassare da Tremonti tutto l’incassabile (per le banche la copertura di Stato e per la Fiat gli incentivi) e poi sbattere la porta in faccia appena finito il momento “topico”.
Ma la cosa che mi meraviglia di più…(la dico domani)
17:17
Scritto da : lika-i
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Sassuolo
Tempo fa (post “materia grigia”) scrivevo delle splendide iniziative per migliorare le nostre città… Traevo i dati da un vecchio Panorama, ma mi sono dimenticato una perla. Sentite cosa dice il vicesindaco leghista di Sassuolo “”Nella guerra tra poveri, deve vincere l’italiano.””
Mai parole furono più inconsapevolmente azzeccate:
Prima ci hanno ridotto alla guera tra poveri…
Poi ci guidano alla vittoria….
Grazie. Di cuore.
07:49
Scritto da : lika-i
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01/02/2010
Messaggio in bottiglia...
Sono capitato nella solita discussione futile: era meglio il rock dei ”nostri tempi” o la musica che si fa oggi?
Queste discussioni non mi appassionano, anche perché c’è sempre un adolescente di mezzo che sostiene strenuamente la musica “di oggi” e lo fa in un modo che non può non suscitare simpatia dato che è uguale al modo che avevo io quando sostenevo la mia musica contro la odiatissima “musica classica”.
Il messaggio è questo: perché qualche buon manager di qualche major non mette su una banda di ragazzi CHE SAPPIANO SUONARE e portino in giro per il mondo, adeguatamente reclamizzati, la bella “roba vecchia” che chi ha la mia età conosce benissimo? Sono sicuro che farebbe non solo la felicità dei giovani, ma anche quella dei vecchietti. Per non dire che en passant farebbe anche un mucchio di soldi.
Il ragionamento è questo:
1- Nel mondo del rock oramai più o meno tutto è stato fatto e detto. Certo: volendo si può ancora esplorare qualche landa desolata, come sulla terra, ma si tratta di luoghi marginali. Non c’è più il far west da conquistare. E allora perché obbligare una giovane band a fare qualcosa di nuovo, che poi vengono fuori le solite porcherie melense?
2- La maggior parte dei giovani oggi NON CONOSCE le pietre miliari del rock: se chiedi loro di Tommy (ma anche di Jesus Chist Superstar) non ne sanno nulla, dunque per loro è tutta “roba nuova”;
3- se aggiungiamo che ai concerti molti di loro non vanno più perché si annoiano…
Perché non gli diamo una sanissima musica vecchia che per loro è nuova ma in più è di qualità eccelsa rispetto alle cagate (posso dirlo?) che sono costretti ada scoltare oggi?
Perché non si mettono insieme quattro ragazzi che suonino bene e portino in giro “Tommy”?
C’è qualcuno là dietro?
Il Rock ha bisogno di diventare musica “classica”, ossia degna di essere ripetuta, eseguita, gustata in varie forme, arrangiamenti nuovi, ma stabilita per sempre nello spartito.
19:25
Scritto da : lika-i
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Espresso
Vi ricordate quando il Capo del Governo andava in Europa a boicottare gli accordi sulle emissioni? Vi ricordate le sue argomentazioni (“troppi costi per le imprese”)?
Beh: evidentemente dal suo punto di vista è meglio che quei costi (multe, disoccupazione, petrolio) li sosteniamo noi…Tanto noi non ci accorgiamo di nulla, non mettiamo in relazione le cose, non siamo capaci di afferrare che la disoccupazione riguarda noi, come le multe che paga lo Stato ecc… e soprattutto dopo un po' dimentichiamo tutto...
08:19
Scritto da : lika-i
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31/01/2010
AVATAR
Non si parla d’altro, e allora parliamone.
Mi fanno schifo le cose trite e ritrite. E tra le cose trite includo perfinogli occhialetti.
Mi fanno schifo le trame ovvie e manichee che provengono dagli USA: i buoni e i cattivi;
Mi fanno schifo i personaggi “fantastici” che somigliano a uomini o donne “truccati” a piacere.
Non sopporto (oltre ai cori russi e alla musica finto-rock) il fantasy che tradisce l’assoluta mancanza di fantasia…
Naturalmente sarò costretto a guardarlo prima o poi, ma preferisco farlo fuori da un cinema, dove sono libero, dopo cinque, dieci o quindici minuti a seconda, di prendre il telecomando e fare il “terminator”. Magari poi sarà bellissimo e lo guarderò fino alla fine, ma preferisco non correre rischi…
19:23
Scritto da : lika-i
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