13/03/2010

OCSE

Il PIL italiano (a dispetto della Marcegaglia, che peraltro è da un pezzo che non dà i suoi oroscopi sulla fine della crisi) è calato del 5,1. Lo dice l’OCSE, covo di comunisti. Questo basta per continuare a non far niente e a occuparci dei “legittimi impedimenti” anziché di cose serie. Pazienza. Dovremo aspettare ancora un po’ perché qualcuno se ne accorga. Speriamo che se ne accorga prima delle regionali prossime, perché è l’ultima occasione di dare un segnale forte.

 

03/03/2010

Ma non era finita?

Non era finita la crisi? Giorni e giorni di martellamento per poi scoprire che non è vero nulla? Tutte quei bei “segnali”, quelle belle promesse, quei bei numerini e poi la derivata seconda! Dov’è finita la derivata seconda? Ci ha forse abbandonato?

O non sarà forse che qualcuno si ostina a non capire?

A non capire che senza lavoro non c’è ripresa?

Sarà il caso di metterlo in bocca a qualche procace velina? O a un attore famoso? Una cosa tipo

“No lavoro? No party…”

Magari se una cosa anziché dirla Draghi la dice Clooney nel nostro fantastico mondo libero qualcuno la capisce meglio…

21/02/2010

Brutta notizia?

Zingales: “Nel momento in cui l’uscita della Grecia rendesse la scelta di aderire all’euro reversibile, la sorte dell’Italia sarebbe segnata.”

E’ preoccupante già solo il fatto che se ne parli a mio avviso.

Mi tranquillizza soltanto il pensiero che nel resto dell’Europa, da cui fortunatamente dipendono le decisioni in materia, incluse quelle di sostegno alla Grecia, la classe dirigente non viene selezionata con il test  delle tre “O” (Ossequio, Obbedienza, Ortodossia) perché se così fosse una scelta del genere sarebbe nelle mani di gente che conosciamo bene per la pochezza e il totale spregio del futuro, interessata solo al qui e adesso, al tornaconto elettorale e all’appaltino dietro casa, di conseguenza sarebbe una scelta facile facile per loro.

I quali, sono certissimo, in casa nostra e in gran segreto hanno accarezzato per qualche momento l’idea di uscire dall’Euro….

 

19/02/2010

Economia della domenica

Ci sono tre tipi di economia “di mercato”:

1-     l’economia consumista: fondata sulla tendenza a incrementare i consumi;

2-     quella “povera”: fondata sulla tendenza a incrementare i risparmi;

3-     quella “di sussistenza”: si consuma tutto e non basta neanche per vivere.

L’ultima è quella tipica di paesi senza civiltà del diritto, dove regnano il sopruso, i signori della guerra e i dittatori da repubblica delle babane, che però sono instabili e si rovesciano l’uno con l’altro proprio perché l’economia non riesce a costruire alcunché.

Quando si acquisiscono alcuni punti fermi giuridici come il diritto di associarsi per i lavoratori e di rivendicare norme più eque sul lavoro, anche avvalendosi della forza “di mercato” data appunto dalla associazione si passa all’economia povera: si lavora, si vive e si risparmia qualcosa.

Quando si raggiungono conquiste come lavoro stabile e retribuzione dignitosa parte il terzo tipo di economia, quella consumista: si decide di consumare un po’ di più perché il lavoro è sicuro.

In Italia le conquiste sindacali del dopoguerra hanno aperto la strada al consumismo dagli anni sessanta in poi. Ma è possibile anche il percorso inverso: precarizzare il lavoro produce un’economia povera perché si decide di risparmiare sempre più. E il dramma è che innestare un ciclo di economia povera su una struttura nata in ambito consumista produce disastri: fallimenti soprattutto, dato che nessuno compra più tutto quello che è oggettivamente inutile.

02/02/2010

Faccia tosta

Ho sentito Bombassey commentare (minimizzandola) un’iniziativa di boicottaggio della Fiat lanciata dai giovani di destra. Per la verità minimizzava un po’ troppo per essere credibile, tanto più che era intervenuto il giornale di casa con un articolo sull’argomento, che è un po’ troppo per un’iniziativa che si vorrebbe senza importanza.

Ma il bello è venuto quando ha incoraggiato i consumatori a essere nazionalisti e privilegiare i prodotti italiani….Ci vuol davvero fegato per dire una cosa del genere: sarebbelaFiatil prodotto italiano? La Fiat che afferma di non essere un ente assistenziale? E dovremmo esserlo noi al suo posto? Noi dobbiamo scegliere il prodotto italiano ma la Fiat va a scgliere la manodopera in Polonia, Brasile, Russia, India, e ora anche in america? E quale sarebbe poi il prodotto “italiano” la 500 fatta in Polonia?

Io mi meraviglio di come ancora ci sia qualcuno disposto a parlare con questa gente (Bonanni, tanto per capirci): quando c’era da fare il pieno di incentivi (“mùvete, mùvete”) andava tutto bene, ora che le vendite sono crollate volete chiudere gli stabilimenti? Ma non lo sapevate prima che incentivare significa anticipare l’acquisto? Pensavate che l’incentivo ci abituasse a comprare una macchina al mese? O ignoravate che a gennaio ci sarebbe stato il tracollo? E l’anima bella di Bonanni si meraviglia persino dei pesci in faccia che riceve da Fiat, come se non fosse scontato che a comportarsiinun certo modo si finisce sempre così! La Fiat ha fatto del resto la stessa cosa che hanno fatto le banche: incassare da Tremonti tutto l’incassabile (per le banche la copertura di Stato e per la Fiat gli incentivi) e poi sbattere la porta in faccia appena finito il momento “topico”.

Ma la cosa che mi meraviglia di più…(la dico domani)

 

15/11/2009

Arribbàu sési (2)

Ho sentito Sangalli parlare quasi come un sindacalista! Chiedeva la detassazione delle tredicesime. Ma no?! Chissà come gli è venuta questa idea. L’avrà rubata a qualcuno?

Forse. Ma forse è una improvvisa illuminazione notturna, non dubito. Di sicuro però quella cosa lì è stata chiesta molto tempo fa da Epifani. Dov’era Sangalli allora? Che faceva? Era impegnato ad applaudire qualcuno, come fa attualmente Emma M., con sempre meno convinzione peraltro?

Certo,  se già allora alle parole di Epifani fossero seguite quelle di Sangalli le cose forse sarebbero state un poco diversa, dato che la somma di entrambi, ciascuno  dei quali vale 2, è 5.

Ma non dispero che prima o poi certe cose divengano sempre più chiare.

31/10/2009

Cosa è meglio?

E’ meglio per un imprenditore pagare poca irap su incassi che non ci sono o pagare la solita irap su incassi che tornano normali?

A mio parere sarebbe prioritario costringere il governo ad approntare soluzioni non solo VERE e non annunciate, ma soprattutto capaci di risolvere alla radice un problema, piuttosto che metterci una pezza. O  no?

18/10/2009

Forze in atto

La crisi aguzza l’ingegno:da un lato lavoratori che tirano la cinghia, dall’altro piccole imprese che si rifanno sul fisco. E lo Stato paga, come Pantalone. Il tutto rischia di far saltare il banco, che finora ha retto grazie ai tassi di interesse che hanno favorito l’emissione dei BOT.  Ma se dovesse continuare la (a questo punto ‘malsana’) tendenza al risparmio degli italiani (vedrete che prima o poi qualcuno lo dirà apertamente)? E sei tassi salissero un poco? E se la UE dovesse continuare a pretendere rigore nei nostri conti?

Che sarà di noi?

E’ forse per questo (e non per il Lodo Alfano) che il premier è nervoso? E Tremonti? A cosa è dovuto realmente il suo “umor nero”? E perché Brunetta parla tanto?

Come mai si sproloquia di cose di cui non ci importa minimamente, come le solite “”riforme””, il ponte sullo stretto e tutte le solite cazzate che hanno solo il compito di farci guardare altrove?

07/10/2009

No dimissioni!

Quale che sia il verdetto: non si dimetta Signor Presidente! Se lo facesse saremmo costretti a rivivere cose già viste. Oramai siamo rassegnati alla sua onnipotenza, pertanto: faccia in modo che sia la VERITA’ a mandarla a casa definitivamente. Faccia in modo che sia chiaro che è il suo fallimento politico a far sì che l’Italia abbia bisogno (impellente) che lei vada in pensione. Soprattutto considerando che Lei non avrebbe problemi ad allietare le sue tranquille giornate di pensionato. Faccia sì che chiaro a tutti che Lei non ha la più pallida idea di come affrontare questa crisi e vuol seppellirla mediaticamente ma senza riuscire a seppellirla nella pratica. Dìa una chance a tutti quei piccoli imprenditori che aspettano solo che a Palazzo Chigi sieda un uomo, magari brutto, magari anche antipatico, ma coi contro-cosiddetti!! Uno che sappia e voglia occuparsi assiduamente dei problemi dell’economia e non abbia nessuna passione per i barbecue!! Rimanga al suo posto e faccia di tutto perché la verità appaia in tutto il suo tragico splendore!

 

 

27/09/2009

Ma cos'è questa crisi...pàra pàra pàppa pàppa

Mi viene spontaneo, dopo che per la prima volta dopo tanti anni ho goduto (in senso letterale) di una trasmissione televisiva che trattava del quartetto cetra. Ero bambino quando sentivo quella canzone e chiedevo cosa fosse la “”crisi””, proprio come facevano loro.

Mi piaceva molto il fatto che una cosa che spaventava i “”grandi”” fosse invece derisa e sminuita da loro, proprio come facevo io che non capivo nulla…

Già. Il nucleo di tutto era che io non capivo nulla.

Oggi sono in grado di vedere la crisi, di percepirla in tutta la sua portata. E’ una crisi che nasce molto tempo fa, quando si è rotto il patto sociale fondato sullo scambio “liberista” che funziona più o meno così: “””tu-diventi-ricco-e-ti-godi-la-tua-ricchezza,io-guadagno-il-dirittodi-esistere”””. E’ stato ritto quel patto. Qualcuno ha voluto aggiungere alla sua ricchezza la schiavitù di altri uomini. Non bastava la ricchezza, quella cosa cioè che può comprare tutto tranne gli esseri umani. No, occorreva aggingere anche gli esseri umani stessi: anche loro devono essere alla portata di un uomor ricco. L’uomo ricco deve poter comprare tutto, anche l’uomo.

Ecco perché lo si è precarizzato, reso instabile. Il nuovo patto è: “””Io-ho-tutto-tu-niente-se-vuoi-vivere-devi-prostrarti”””.

Il problema è che il nuovo patto non funziona.

Perché consente un retropensiero nel novello schiavo: “””fai-come-vuoi-ma-non-contare-su-di-me”””…

Ecco cos’è la crisi: gli schiavi non comprano. Semplice.

 

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