26/12/2009

Guai

 Migliaia di anni fa sconvolgimenti terribili rivoltarono il mondo sottosopra (…) però altri esseri innaturali furono liberi di commettere gravi delitti contro gli Dèi…

(“Grosso guaio a chinatown”)

05/12/2009

Spatuzza


Ha parlato!...

11/09/2009

Uomini ricchi e potenti

C’è un uomo potente. Che ammorba la vita di tutti. E’ prepotente e ricco. Vuole le donne per sé. Non ammette rifiuti. Sa che la sua volontà è legge. Nessuno sfugge. La Chiesa gli bacia la mano. A volte intuisce vagamente l’enorme ingiustizia della società che essa stessa ha contribuito a creare, ma non può fare nulla. Non può opporsi. E’ troppo debole, troppo fragile. E’ nelle mani dell’uomo ricco e prepotente. Le persone normali non riescono a vivere la loro vita. L’uomo prepotente interferisce, decide per gli altri, si riserva quello che ritiene gli spetti.

Un uomo altrettanto potente lo appoggia…

Ma poi si pente. Sì, dopo averlo appoggiato e dopo aver condiviso le sue scorribande morali, cambia improvvisamente strada, per chissà quale ragione (è ateo).

Sotto la cappa dell’uomo ricco e potente si consumano una miriade di soprusi, di ingiustizie, di piccole vendette... Alle fine arriva un tremendo virus. Un virus che improvvisamente richiama tutti alla realtà… Muoiono migliaia di uomini e donne comuni. Muore l’uomo ricco e potente. Altri sopravvivono. La vita ricomincia… In attesa di nuovi uomini ricchi e potenti, di nuovi uomini di chiesa, di nuovi uomini e donne comuni, di nuove epidemie…

Pensate che parli di Berlusconi, Fini, Boffo e del virus dell’influenza?

Sbagliato.

Riassumevo i Promessi Sposi.  

30/06/2009

TV2

Subito dopo abbiamo visto un documentario. Su un “escort” (mai come oggi il termine è di moda). Un certo Roy raccontava di sé.

Mi hanno colpito due cose.

La prima è che ha raccontato di ricevere delle specie di “copioni” dalle clienti. Una volta ha dovuto recitare la parte di un cugino, tornato da lontano, che doveva far ingelosire il marito della cliente. Ho pensato che se mia moglie volesse presentarmi un “cugino” venuto da chissà dove la sgamerei dopo cinque minuti. Ma non perché io conosca tutti i cugini di mia moglie, bensì perché capirei tutto dalle parole di mia moglie: le riconoscerei subito, all’istante… Se un uomo si lascia “ingelosire” così è perché conosce poco sua moglie e l’ha sposata per ragioni poco profonde (magari solo perché è una bella “figa”, il che prima o poi si paga!).

La seconda cosa che mi ha stupito è che “Roy” mostra tranquillamente il suo volto in TV. Perché? Voglio dire: dopo che uno è comparso in un documentario chiunque può averlo visto e pertanto se il giorno dopo lo si vede in compagnia di una donna qualsiasi si capisce tutto. Questo scoraggia qualsiasi donna dal chiamare un personaggio noto come “escort”. Penso (nella mia totale ignoranza) che la prima regola di un escort dovrebbe essere quella di essere anonimo, per essere credibile come “amante”, o se vogliamo come “cugino”.

Pensate che scena:

“Ciao caro, ti presento mio cugino…”

“Ma va là che quello l’ho visto in TV settimana scorsa… Non che me ne importi eh! Fai pure i comodi tuoi, ma mi raccomando, non spendere troppo!”

23/06/2009

Storiella (2° parte)

Quelli che guardavano il fondale però non erano disposti a morire per colpa di quelli che guardavano la luna e così alcuni di loro, senza dire nulla, si calarono giù dalla nave e a nuoto si allontanarono. La terra, del resto, a giudicare da quanto si vedeva all’orizzonte non pareva molto lontana, o almeno così sembrava a loro. Dopo un po’ altri li imitarono abbandonando la nave.

Quelli che guardavano la luna, dal canto loro, constatavano ogni giorno che la loro maggioranza era sempre più ampia e ciò li convinceva ancora di più del fatto di aver ragione. Finché anche l’ultimo di quelli che guardavano il fondale non se ne andò, come gli altri. Da quel momento in poi nella nave c’erano solo quelli che guardavano la luna. I quali, beatamente unanimi (e unanimemente beati) proseguirono il loro festoso viaggio verso la luna…”””

“””Noi oggi non sappiamo – aggiungeva la nonna con fare sornione – se siamo discendenti degli uni o degli altri. Di sicuro però – e qui assumeva una faccia volutamente furbetta perché le piaceva un mondo questo finale – di sicuro però, diceva, noi oggi non siamo sulla luna"""

A me da piccolo il finale sembrava scontato: quelli che guardavano la luna erano morti schiantati sugli scogli. Ovvio. Da più grandicello confermai quest’idea sul piano razionale: se non siamo sulla luna è perché siamo figli di quelli che sono rimasti (del resto, si potrebbe anche aggiungere) dopo esserci stati e aver verificato di persona che sulla luna non c’è nessuno, siamo ancora più certi. La nonna però non ha mai confermato questa mia idea: “La favola non lo dice” era solita ripetere come un carosello ogni volta che le chiedevo di spiegare qualcosa su questa e su altre storie.

Adesso so che non esiste una sola buona ragione di credere che siamo figli degli uni piuttosto che degli altri. E di sicuro non morirono entrambi. Potrebbe darsi addirittura che siamo figli un po’ degli uni e un po’ degli altri. Quelli che nuotarono si salvarono, anche se magari non tutti. Gli altri non si schiantarono, o forse sì e dovettero nuotare anche loro. Chissà. Di certo c’è solo che dovettero rinunciare (o quantomeno rinviare) l’impresa. Del resto, anche oggi molti di noi sono inclini a guardare la luna e altri a guardare il fondale.

22/06/2009

Storiella (1° parte)

Una delle tante che mi raccontava mia nonna sembra tagliata sui giorni nostri.

“””Tanti e tanti anni fa, gli esseri umani che popolavano il mondo erano così pochi da poter stare tutti quanti  dentro una nave. Alcuni di loro ne costruirono una e la misero in mare per navigare verso la luna. Convinsero anche gli altri a imbarcarsi, nonostante alcuni di loro fossero scettici, e così tutti si imbarcarono, facendo correre al genere umano il rischio di abbandonare la terra per approdare sulla luna. Dopo qualche tempo parve quasi giunto il fatidico momento, dato che sembrava proprio che giorno dopo giorno la luna diventasse più grande. In certi momenti pareva così grande che perfino coloro che erano rimasti un po’ scettici sull’impresa si convinsero che, effettivamente, si stavano avvicinando. Un giorno però si sentì un grande colpo sotto la chiglia della nave e in molti si spaventarono. Alcuni si erano avvicinati ai parapetti per guardare sotto e cercare di capire di più, ma qualcuno, con fare autorevole, annunciò che era stato un banco di pesci, e così molti tornarono al loro posto. Solo alcuni si affacciarono lo stesso e guardando sotto videro (o cedettero di vedere) degli enormi scogli a pelo dell’acqua, che a volte affioravano minacciosi e altre volte si inabissavano per riapparire subito dopo. Immediatamente diedero l’allarme e così molti andarono a guardare sotto e videro (o cedettero di vedere) che veramente c’erano gli scogli di sotto che minacciavano di mandare a picco la nave. La maggior parte dei viaggiatori però guardava la luna e non voleva occuparsi di altro. Anzi provava un certo fastidio per quelli che a loro parevano solo disturbatori. Accadde dunque che, pur essendo sulla stessa nave (a mia nonna piaceva molto dire questo) gli uomini non vedevano le cose allo stesso modo. Alcuni guardavano il fondale, altri guardavano la luna. I primi allora proposero agli altri di smettere per un attimo di guardare la luna e di affacciarsi sul fondale: se avessero riscontrato anche loro il pericolo avrebbero potuto correggere la rotta. Ma quelli che guardavano la luna, che erano molto più numerosi degli altri, risposero piccati che non erano loro a dover distogliere lo sguardo per primi e invitarono anzi quelli che guardavano il fondale a smetterla e a guardare piuttosto la luna. Dopo un po’, addirittura, quelli che guardavano la luna proibirono a quelli che guardavano il fondale di lanciare allarmi, per evitare, dicevano, di influenzare coloro che per il momento non credevano alla catastrofe imminente.

 

07/05/2009

Disdetta

Avevo promesso di raccontare la disdetta del mio amico barbiere all’abbonamento a Panorama. Beh ecco la storia. Accadde qualche anno fa. Il mio amico mi disse che oramai non trovava più gusto a leggere quel giornale. Nemmeno a leggere Giuliano Ferrara, di cui fino a allora era stato un grande ammiratore. Diceva che lo trovava “prevedibile”, che non aggiungeva più nulla al suo sapere, né lo stimolava in alcun modo. Così aveva deciso di smettere di pagare quell’abbonamento. In realtà non mandò alcuna disdetta, semplicemente non rinnovò più. Così, qualche mese prima della scadenza dell’abbonamento ricevette una prima lettera che lo informava “caro lettore…sta per scadere l’abbonamento..” ecc. Lui la cestinò. Poi ne arrivò una seconda. Cestinata anche quella. A scadenza ormai prossima ne arrivò una esilarante. Era scritta da una qualche responsabile di chissà cosa, una donna di cui non ricordo il nome, e riportava in alcuni riquadri degli stralci di fantomatiche lettere di abbonati in preda alla disperazione per il fatto di non ricevere più la rivista. Cose del tipo “Cara Tizia…oggi mi sono accorto di aver commesso un grave errore: non ho rinnovato l’abbonamento…” oppure “Cara Tizia ti prego aiutami perché non ho rinnovato l’abbonamento…” oppure “Tizia come devo fare…” ecc. come se un abbonato che non riceve il numero per un errore non potesse comperare in edicola il giornale la cui perdita gli costa così tanta disperazione. La lettera proseguiva dicendo “Sono Tizia e ogni giorno ricevo tante lettere come quelle che ti ho fatto leggere…” Il succo era: se non vuoi cadere anche tu nello sconforto quando non riceverai più la rivista ti conviene abbonarti…

Ci siamo seduti tutti e due, io e il barbiere, uno di fronte all’altro e abbiamo ipotizzato quale avrebbe potuto essere il contenuto della “nostra” lettera. Ne è venuto fuori:

-         “Cara Tizia, stamane ho pianto perché non ho trovato la rivista nella cassetta della posta…”

-         “Cara Tizia, sono in preda alla depressione: non ho rinnovato l’abbonamento!”

-         “Cara Tizia, non mangio da una settimana…ti prego aiutami…”

-         “Cara Tizia, sono appena rientrato dal Pronto Soccorso, dove mi hanno condotto in seguito a un attacco di panico per il fatto che non ho rinnovato l’abbonamento…”

ecc. ecc. Inutile dire che alla fine anche quella lettera è stata cestinata. Ne è arrivata un’altra, l’ultima, che conteneva una frase che cominciava con un “non vorrei che (lei perdesse qualche numero o qualcosa di simile)” dal sapore vagamente minatorio: “non vorrei che”. Cestinata anche quella. Ho proposto al mio amico di riabbonarsi, adesso. Per il solo gusto di ricevere tra un anno quelle medesime lettere supplichevoli e vagamente acrimoniose che ci hanno fatto sbellicare dal ridere. La brutta notizia è pensare che secondo “loro” (secondo Tizia) i lettori sono in qualche modo sensibili a quelle lettere. Ancor più brutto è pensare che siccome l’editore di quella rivista è un colosso e dunque sa quello che fa anche quando manda in giro lettere come quelle, evidentemente è proprio così: una buona  parte dei lettori è sensibile a quelle lettere.

17/04/2009

Ho un amico

Ho un amico che vive di notte. Fa uno strano lavoro che lo costringe a dormire di giorno. Si alza al pomeriggio, sbriga le sue commissioni. Fa la spesa in un grosso supermercato aperto fino a tardi e vola tra le corsie perché sono deserte. La sera si mette al computer e scrive cose che dio solo sa. Esce di casa verso la mezzanotte per andare al lavoro, saluta qualche collega che smonta e poi si mette al suo posto. Incontra sì e no tre o quattro persone in tutto. Smonta quando la città non è ancora preda del traffico. Vive in un piccolo appartamento ordinatissimo ereditato, dai suoi genitori. La sua cameretta è ben isolata dal rumore così può dormire bene anche di giorno. Al pomeriggio si risveglia e comincia daccapo.