15/03/2010
Mediaset
Perde il borsa perché alcuni analisti ritengono che non sarà in grado di mantenere il suo ruolo nel panorama dei media italiani per via della “”sottoperformace”” dell’economia italiana nel suo complesso… Spero di aver riportato correttamente quanto ho sentito su Radio24. Non sono neanche sicuro di aver capito bene il significato di questa analisi piuttosto sibillina. Di sicuro c’è che oramai la “pubblicità” intesa al modo di Mediaset non funziona più. Il messaggio tradizionale, veicolato da sguardi sognanti e promesse mirabolanti non attecchisce più. Somiglia troppo ai messaggi di Berlusconi, con il suo viso rifatto e le promesse non mantenute. Fossi un big spender addirittura ipotizzerei di mandare su altri canali (diversi da Mediaset e più seri) uno spot diversificato, adatto al pubblico che non guarda boiate.
22:19
Scritto da : lika-i
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24/01/2010
Incentivi auto permanenti
A dicembre era un delirio di pubblicità automobilistiche: “sbrigati” “muoviti” “corri”, gli incentivi stanno per finire…
E adesso? Le auto costano lo stesso prezzo (in caso contrario non ne venderebbero neanche mezza). Cosa ci dice? Che il prezzo delle auto è sempre lo stesso, tarato sulle nostre tasche. Gli incentivi vengono semplicemente intascati dalle imprese, senza beneficio per noi. Tanto vale abolirli.
07:05
Scritto da : lika-i
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26/12/2009
Finalmente
Natale è la festa che ricorda una famiglia povera, che non andava a fare shopping e non aveva un tetto. Non è il caso di smetterla di viverla in chiave consumista? Il Natale è bellissimo e, mi dispiace per jo, anche senza regali.
20:29
Scritto da : lika-i
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23/12/2009
Imbattibile
A volte devo ammettere che è esilarante. Quando tratta il prossimo (chiunque) come puro MEZZO per i suoi fini lo fa con un tale candore e una tale assertività che non si può fare ameno di provare un minimo di simpatia.
Ad esempio: ha tolto dalle balle Galan ma a lui ha detto “ho bisogno di te al governo” e quello ci ha creduto e adesso gongola pensando che il Capo del Governo ha bisogno niente di meno che di lui!
Oppure quando scrive al Papa per fargli gli auguri (imbattibile), in modo che, naturalmente, la notizia venga data da tutti i giornali…Il povero Papa non può difendersi, a meno di considerare una difesail puro silenzio…staremo a vedere.
21:44
Scritto da : lika-i
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19/12/2009
Giorgio...what else?
Come si sa, considero Giorgio Bocca una specie di papà morale se non di tutti almeno di una parte rilevante di italiani. E mi è capitato perfino, recentemente, di “difenderlo” da qualcuno convinto di pensarla “esattamente come lui”.
Il fatto è questo: nell’ultimo numero de L’Espresso (che, incidentalmente, tace ancora su Phonemedia) Bocca scrive della mania di usare espressioni (cita il “what else” di Clooney) che la maggior parte di italiani non capisce. Io ho interpretato il suo dire non in senso rigorosamente letterale: dopotutto la maggior parte di giovani conosce non dico “l’inglese”, ma almeno quell’espressione e del resto, oggi come oggi, chiunque ha un medico in famiglia che può tradurla ad alta voce ad uso e consumo della nonna.
Bocca voleva segnalare la mania modaiola di crogiolarsi in espressioni considerate ”chic” laddove la ingua italiana, colpevolmente trascurata, crea a volte non pochi disagi e capita ad esempio di litigare con qualcuno che sa bene cosa vuol dire “low cost” ma fa di tutto per “paventarti” un’ipotesi, come se ”paventare” volesse dire “illustrare-servendosi-di-un.paravento-come-lavagna”, ma non importa. Se vogliamo Bocca segnalava un percorso mentale diffuso e molto simile a quello per cui innumerevoli persone si innamorano di un prodotto con un’etichetta tanto da essere disposti a umiliarsi comperandolo falso, solo per poter andare in giro con quell’etichetta al petto a mo’ di medaglia.
Naturalmente non sono riuscito a convincere il mio interlocutore, che è rimasto bellamente dell’opinione che ”whay else” sia davvero un’espressione che pochi, davvero pochi, conoscono (e lui naturalmente tra questi), ma non importa.
La cosa curiosa è che mentre parlavo mi è venuto un pensiero: e se i pubblicitari di Nespresso, accogliendo come una benedizione un articolo di Giorgio Bocca che parla del loro spot, accettassero la sfida e buttassero, a stretto giro, sul video un nuovo spot con la medesima espressione in italiano?
Sarebbe il colpo dell’anno: la prova che la pubblicità è “viva”, reattiva e capace di gestire un “feedback” (wow).
Scovare Clooney in Italia non è un problema (per quelli di Nespresso) e basterebbe fargli registrare un nuovo sonoro: “”NESPRUESSO…KE ALTCHRO””.
Il giorno dopo sarebbe un fioccare di ipotesi e vulgate su questo cambiamento.
Certamente qualcuno direbbe che è stato Clooney a chiedere di dirlo in italiano “perché-ormai-si-sente-italiano”;
Altri sarebbero disposti a giurare che è stato La Russa a talefonare a Nespresso per chiedere che un prodotto così italiano (?) venga reclamizzato usando l’italico idioma ( ma forse non si spingerebbe a dire idioma per paura di dire una cosa sbagliata…)
Altri infine farebbero notare sommessamente che è stato a causa di un articolo di Giorgio Bocca.
Di sicuro sarebbe un invito a non cambiare canale durante la pubblicità…non si sa mai…
Perfino nei salotti non si parlerebbe d’altro. … Altro? Che altro?
Quanto a Bocca, essendo lui dotato (anche se non sembra) di un discreto senso dell’umorismo potrebbe, al terminedella vicenda e a titolo assolutamente gratuito, prestarsi a girare uno spot (ma non a scopo pubblicitario) in cui, con una tazzina nella mano e la sua rivista nell’altra sussurra (con sorriso sornione e allargando leggermente le braccia): “L’Espresso….what else?”
19:39
Scritto da : lika-i
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18/11/2009
Littizzetto
Tempo fa l’ho sentita prendersela con una pubblicità “romanesca”. Oggi ho visto la pubblicità incriminata che NON riportava la frase che alla Littizzetto (sempre esilarante a onor del vero) non piaceva. Come mai?
Mi auguro che non ci sia legame tra le due cose. Mi dispiacerebbe un po’, perché la pubblicità romanesca era simpatica e faceva leva su un intercalare tipico che chiunque vada a Roma per la prima volta nota sicuramente: mangiandosi consonante dopo consonante il romano trasforma l’espressione “””se lo fa””” in “””sòofà”” e dunque sta bene… Insomma, da una che ha fatto un bel numero di spot in cui si parlava di “balenghi” e quant’altro non mi sarei aspettato questo puntiglio…
Voleva forse farla lei quella pubblicità?
Non so.
Di sicuro però tra la “jolanda” di lei e la “jolanda” dell’altra….
Fortunato chi “”sàafà”” (quell’artra!)
17:21
Scritto da : lika-i
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30/09/2009
AnnoZero
AnnoZero ha suscitato le solite polemiche. E’ tutto un déjà vu: la destra urlerà allo scandalo sempre più forte fino oa giustificare agli occhi dell’opinione pubblica la censura.
Cari signori, sappiamo già tutto, abbiamo già visto tutto. E non ce ne frega nulla. Anzi: censurate, censurate pure, chiudete le trasmissioni. Non importa. Avete visto quante copie ha venduto il “”Fatto””? Beh: è la risultante di tutte le censure e del monopolio dell’informazione.
Quando Travaglio e Santoro verranno buttati fuori dalla Rai (cosa che avverrà presto) dovranno solo accomodarsi negli studi di una qualunque altra TV, anche piccola, locale, non importa: gli ascolti andranno alle stelle, arriverà pubblicità e la Rai scivolerà ancora di più nel baratro dove già, a quel che sembra, si trova…
01:28
Scritto da : lika-i
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17/09/2009
Murdoch
Che brutta notizia! Sky ha fatto causa a Mediaset. Se la cosa rimanesse confinata in Italia sarebbe una robetta da nulla: arriverebbe quasi certamente una norma capace di trarre d’impaccio la Real Società. Ma la faccenda certamente finirà sotto la lente dell’Europa (di cui purtroppo per qualcuno facciamo ancora parte) e questa è una gran brutta notizia…
E’ vero che, come dice Feltri, le cause bisogna anche vincerle, ma è anche vero che da quelle parti (per colpa dei comunisti) le cause si perdono spesso (e lo stesso Feltri ne sa qualcosa).
09:53
Scritto da : lika-i
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19/08/2009
Ma com'era cominciato tutto? (5)
C’è un piccolo mondo, però, che è rimasto immune rispetto alla barbarie del consumismo dilagante, del tutto facile, della qualità zero ad alto costo.
E’ il mondo dell’arte. Quello che è accaduto alla musica, all’impresa, all’economia, non è successo all’arte. Forse perché era validamente presidiata. Da Andy Warhol. Il quale con congruo anticipo ha avuto la “visione” e l’ha resa pubblica. Dopo di lui è impossibile banalizzare, come è impossibile fare poca fatica e avere “successo”…
Il culto della personalità, le persone stesse “fatte in serie”, l’impresolatria e la marchiolatria e perfino “l’isola dei famosi”…: tutto già visto, già descritto. Se fosse vivo oggi si annoierebbe e direbbe “il mondo è così vecchio…”
E’ stato l’unico, per quanto mi è dato sapere, assieme a Pasolini, capace di dare uno sguardo al futuro. Con un balzo di oltre trent’anni. Ne avessimo uno o due come loro anche oggi, dovremmo pesare con il bilancino ogni loro parola.
15:47
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18/08/2009
Ma com'era cominciato tutto? (4)
Anche nel mondo della musica lo si è visto. Dopo i coloratissimi anni ’70, che hanno prodotto musica “leggera” ma ascoltabile ancora oggi, negli anni ’80 abbiamo ascoltato una musica oggi inaccettabile, di qualità scadente, falsamente carismatica, e sostanzialmente ridicola. Anche qui l’idea è stata quella di non faticare: niente cura niente studio, niente ispirazione, niente sforzo. Alla fine…niente di niente.
Molta pubblicità però. E così i risultati (di vendita) sono arrivati lo stesso. Certo: noi abbiamo speso dei soldi per comperare cose che dopo dieci anni (in fatto di musica non sono tanti) ci fanno schifo, ma oramai è troppo tardi… Cosa dovevamo fare? Dovevamo lasciare sugli scaffali tutto ciò che non era perfettamente convincente. Nessuno ci obbligava a comprare! E questa è una lezione che possiamo attuare oggi (come quella delle magliette).
15:45
Scritto da : lika-i
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